L’avv. Zorzi sul reddito di ultima istanza per avvocati

Dopo l’attenzione suscitata dal precedente commento su Decreto Catalfo e professione forense, l’avv. Zorzi viene intervistata sul ‘bonus’ che dovrebbe essere erogato agli avvocati per sostenere la fase critica correlata all’emergenza sanitaria in atto.

Il Tribunale di Treviso in materia di infedeltà patrimoniale su una difesa degli avvocati Stefano Antiga e Nicola Poloni

Importante arresto del Tribunale di Treviso in materia di infedeltà patrimoniale degli amministratori con assoluzione dell’imputato difeso dagli avvocati Stefano Antiga e Nicola Poloni .

Un caso che ha suscitato notevole attenzione mediatica si conclude con la completa estraneità agli addebiti mossi all’imputato in un ambito che, pur costituendo una fattispecie di presidio penale alla vita di impresa, si intreccia con profili inerenti l’analisi economica dei fenomeni giuridici e con i più sollecitati snodi delle organizzazioni aziendali.

La dott.ssa Valentina Bottega sulla riconoscibilità del rimborso per il metodo ABA

La dott.ssa Valentina Bottega interviene sui recenti arresti giurisprudenziali che hanno riconosciuto il diritto al rimborso da parte del Servizio Sanitario Nazionale delle cure effettuate con il metodo ABA per il disturbo dello spettro autistico

Caso Facebook-CasaPound Italia: verso una dimensione negoziale per i social media

L’ordinanza del Tribunale di Roma in esito a ricorso ex art. 700 C.P.C. promosso da CasaPound Italia nei confronti di Facebook è di grande interesse per vari motivi processuali e sostanziali: quanto ai primi si rileva ancora una volta il ruolo di strumento processuale costituzionalmente orientato della tutela cautelare atipica, nel secondo dopoguerra divenuta in svariate occasioni il mezzo attraverso il quale garantire in maniera sostanziale il rispetto della Costituzione come fonte del diritto immediatamente precettiva nei rapporti giuridici intersoggettivi. Interessante notare anche l’utilizzo della penalità di mora.

Quanto al merito è interessante evidenziare che inizi a comparire nei nostri tribunali il problema della torsione degli assetti dominicali che l’avvento di internet ha introdotto: in altri termini si può evocare la categoria dei limiti esterni del diritto di proprietà ma non più da parte della sfera pubblica quanto da parte di operatori privati. Abbiamo impiegato tre secoli almeno per capire come il pubblico potere possa limitare qualcosa di ‘nostro’ e ora, in meno di tre lustri, dovremo capire se e come un privato possa fare altrettanto.

In effetti nel mondo di internet la proprietà privata non esiste (curiosa eterogenesi dei fini…), semmai si può parlare di uso univoco: sia esso per un account, un dominio, un profilo, un servizio…Il problema che dunque si pone è quello di tutelare tale valore, anche economico (si pensi a una pagina social con migliaia di iscritti), basti solo pensare al danno che si creerebbe a un operatore economico con un blocco di un servizio di posta elettronica gestito attraverso un provider gratuito, gmail senza fare nomi.

Non si tratta solo di una tutela della libertà di espressione e di organizzazione politica, come in questo caso, ma appunto anche tutela dell’avviamento di impresa e della libertà individuale. Dedotte queste questioni teoriche, comunque, c’è un rilevantissimo risvolto pratico in questa pronuncia l’idea cioè che debba esserci un riequilibrio ortopedico nelle posizioni fra provider dei servizi e fruitori, pena la compressione di fondamentalissimi diritti civili e sociali, ma anche il fatto che le condizioni d’uso del servizio non possano più essere considerate come un rapporto giuridico unilateralmente predisposto e confezionato, una vera e propria lex privata.

Tre sono le sfere giuridiche da contemperare: il provider, il titolare del diritto di uso univoco e il fruitore del servizio, difatti anche l’ultimo anello è portatore di interessi autonomi e meritevoli di tutela, si pensi nel caso in esame a un aderente al movimento politico di conoscere gli sviluppi dell’organizzazione.

La natura del rapporto giuridico è, quindi, trilaterale nei suoi tratti sostanziali.

In altri termini si declina la libertà di espressione nei suoi tratti sostanziali, cioè non sono ‘poter dire’ qualcosa quanto nell’accezione di ‘poter farlo sapere’.

Sono da tempo convinto che forse la più rilevante frontiera del diritto delle nuove tecnologie sarà la negoziazione delle condizioni d’uso fra provider di servizi in rete e utilizzatori, specie se dotati di una certa massa critica. D’altro canto, esauritasi la spinta propulsiva successiva al loro apparire sul proscenio, i giganti del web dovranno rendersi conto che la continuità nella creazione del loro valore potrà essere garantita solo dal continuo afflusso di contenuti fornito dalle collettività che ne fanno uso, che quindi dovranno vedere in qualche modo tutelate le loro posizioni giuridiche soggettive.

Avv. Alberto Leoncini

*Un intervento maggiormente esteso su questi temi è previsto in uscita a gennaio 2020 in Indipendenza

Privacy e Statuto dei lavoratori: antinomie e influenze sovranazionali

La novella intervenuta nel 2015 ha radicalmente mutato il quadro dello Statuto dei Lavoratori (l.300/1970), comprimendo in modo significativo il perimetro delle tutela colà originariamente previste. Uno degli aspetti toccati riguarda all’art. 4 l’attività di controllo sul prestatore d’opera da parte del datore di lavoro: la versione precedente utilizzava una struttura a permissione (generalizzato divieto con espresse eccezioni), quest’oggi la situazione è specularmente rovesciata, dato che la clausola abilitante al controllo a distanza è, di fatto, una delega in bianco.

Recentemente la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si è pronunciata su un caso, posto alla sua attenzione da un ricorrente romeno, che potrebbe dar luogo a profili di contrasto con la normativa italiana post riforma: difatti se da un lato in sede CEDU non viene esclusa la possibilità di controllo, se ne subordina l’esercizio a un’informativa puntuale su tale eventualità.

I possibili profili di antinomia, qualora tale indirizzo si consolidasse e venisse assunto come prospettiva interpretativa della CEDU, si concreterebbero nel venire in essere di una responsabilità risarcitoria in capo al datore di lavoro che non articoli e circostanzi in maniera precisa le modalità attraverso le quali il controllo di dispositivi in uso al prestatore d’opera venga effettuato e la tipologia di informazioni apprese, ciò in particolare per quanto concerne l’accesso alla casella individuale di posta elettronica, ormai largamente diffusa negli ambienti di lavoro minimamente strutturati. Il dato di fatto è che, comunque, una tutela sovranazionale come quella attinta dal ricorrente del caso in parola è molto più lunga, necessario difatti il previo esperimento dei rimedi interni, e comunque non ha carattere conservativo/reale, bensì solo risarcitorio.

Altro tema di grande rilevanza ai fini lavoristici per l’enorme diffusione pratica è quello dell’utilizzo del sistema di chat whatsapp poiché potrebbeavere rilievo ai fini del rapporto di lavoro, per licenziamenti o sanzioni, comunicazioni inviate o ricevute all’interno di gruppi con colleghi o anche solo la presenza online del prestatore d’opera in orari in cui non dovrebbe esserlo.

Alberto Leoncini

Blockchain e criptovalute: evoluzioni e prospettive nell’analisi di Fabrizio Zampieri

Criptovaluta viene ancora segnalato come lemma sconosciuto dal correttore dei programmi di videoscrittura, eppure è il neologismo che indica una vera e propria rivoluzione che sta avvenendo anche nel sistema dei pagamenti e i cui esiti si iniziano a intravvedere nella loro portata deflagrante solo ora; su tali ambiti ci siamo confrontati con Fabrizio Zampieri, analista e consulente finanziario indipendente che sta maturando una specifica attenzione professionale a tale comparto e alle sue dinamiche.

  • Nel pieno della crisi finanziaria del 2008/2009 nasceva Bitcoin, la prima e più nota criptovaluta. Qual è il bilancio a quasi dieci anni di distanza per questo ambito in impetuosa espansione?

A 8 anni dalla nascita del Bitcoin si può affermare che il bilancio è senz’altro positivo, anche oltre le aspettative per chi ha creduto in questa criptovaluta. Da un punto di vista prettamente monetario e speculativo il valore del Bitcoin è volato dai pochi centesimi di dollaro di quotazione degli inizi 2009 ad oltre 7.500 usd di questi giorni (nov. 2017); ma anche per chi avesse acquistato la valuta digitale nemmeno 1 anno fa a circa 1.000 usd per 1 BTC, avrebbe incamerato performance stellari. Non vi nascondo che molte persone sono diventate milionarie solamente investendo poche centinaia di dollari/euro alla nascita del Bitcoin ed anche negli anni seguenti.

Ma, oltre al puro aspetto monetario, il Bitcoin ha dato vita anche ad altri aspetti positivi, ovvero alla nascita della blockchain che secondo il mio punto di vista rivoluzionerà la nostra vita, in moltissimi settori.

  • Le criptovalute hanno dato vita alle piattaforme blockchain, che probabilmente espanderanno la loro sfera di operatività anche ad altri comparti: una trasformazione epocale oggi ancora inespressa, quali le prospettive di maggior interesse rispetto a questa tecnologia? .

Non è facile spiegare il concetto di blockchain alla gente comune (molto spesso nemmeno gli operatori finanziari ne conoscono le caratteristiche ed il funzionamento); potremmo dire con un esempio piuttosto grossolano che se la criptovaluta rappresenta un’automobile, la blockchain è l’autostrada sulla quale corre l’auto, ovvero il Bitcoin e le altre valute digitali non potrebbero funzionare senza la blockchain. Potremmo definire la blockchain come un database dove, tramite la tecnologia peer-to-peer, è possibile conservare e visualizzare tutte le transazioni del Bitcoin avvenute dal 2009 ad oggi, un sistema di verifica aperto a tutti e che non ha bisogno del regolamento delle banche o dei governi. E questa tecnologia può essere applicata a tutti i settori dove sia necessaria una relazione tra persone e gruppi. Sarà possibile per esempio per un risparmiatore comprare azioni e titoli senza l’intervento della banca pagando quindi commissioni più basse e in maniera rapida e veloce; per alcuni atti non sarà più necessaria la presenza del notaio, e lo stesso dicasi per avvocati, commercialisti ed altri consulenti; non sarà più necessario rivolgersi alle agenzie immobiliari per le compravendite di immobili e terreni; sarà anche possibile svolgere votazioni elettorali rimanendose tranquillamente a casa propria e votando tramite il proprio computer. Come vedete, moltissimi ambiti della nostra vita sociale ed economica verranno influenzati dal fenomeno delle blockchain.

Per certi aspetti siamo ancora agli inizi dei cambiamenti epocali che mi aspetto ma, con l’ausilio della tecnologia sempre più avanzata e perfezionata, sono convinto che nei prossimi 2-3 anni assisteremo già a notevoli sviluppi ed innovazioni.

  • È corretto affermare che le criptovalute non siano sequestrabili? Vi sono degli strumenti per evitare un’infiltrazione della malavita transnazionale di questo strumento?.

È vero, una volta che gli euro, i dollari, le sterline e le altre valute vengono convertite in Bitcoin o in altre criptovalute (attualmente ne esistono in circolazione circa 900) e vengono depositate nei wallet (portafogli) personali, diventano impignorabili ed insequestrabili poiché le chiavi d’accesso e di identificazione dei portafogli sono rappresentate da codici alfanumerici che garantiscono quindi l’anonimato del suo titolare.
Conseguentemente c’è il rischio che le criptovalute vengano utilizzate anche da malavitosi internazionali  per regolarizzare compra/vendite di beni e servizi illegali proprio in virtù delle caratteristiche di anonimato delle transazioni. Bisogna però sapere che tutte le transazioni in Bitcoin o in altre criptovalute che avvengono, essendo caratterizzate da uno specifico codice (hash), sono tracciabili e visibili in qualsiasi momento da chiunque possegga un computer ed una linea internet.

Scusate ma prima della nascita del Bitcoin, forse le transazioni finanziarie malavitose non sono mai esistite..??; non dimentichiamo che attualmente le transazioni derivanti da operazioni malavitose (droga, armi, terrorismo, ecc…) avvengono ugualmente tramite i circuiti finanziari tradizionali spesso con la complicità di Banche e Governi…

  • Le criptovalute si basano sulla forza del mercato come luogo di incontro fra domanda e offerta, in prospettiva vede comunque dei margini di intervento regolativo/normativo da parte di soggetti nazionali o trans/sovranazionali?

Anche i prezzi del Bitcoin e delle criptovalute vengono determinati dall’incrocio tra la domanda e l’offerta degli utilizzatori come avviene per qualsiasi scambio di bene e servizio. Basandosi su una tecnologia decentralizzata (il mercato delle criptovalute non è controllato dalle banche centrali) e condivisa (chiunque può partecipare e visualizzare qualsiasi transazione in ogni momento) il rischio è quello che gli Enti regolatori tradizionali vogliano intervenire per cercare di applicare normative non tanto per regolarizzare il mercato ma soprattutto per non perdere il potere ed il controllo su nuove possibili forme di entrate finanziarie e fiscali. Il fenomeno delle criptovalute però si sta sviluppando su scala mondiale e quindi bisognerebbe riuscire a mettere d’accordo numerosissimi Governi e Banche Centrali per contrastarle, cos a che reputo di non facile attuazione.

  • Come valuta i vincoli posti dal governo cinese alla circolazione del Bitcoin nel settembre 2017? Un ‘gioco di potere’ o la paura di un fenomeno potenzialmente in grado di destabilizzare equilibri economico-finanziari consolidati?

Le Autorità cinesi non hanno limitato la circolazione del Bitcoin ma hanno solamente regolarizzato e messo dei paletti alle ICO (Initial Coin Offering), ovvero la nascita di nuove criptovalute che permette ai promotori dei progetti  di raccogliere denaro dietro assegnazione di nuove valute digitali; in altre parole le ICO attualmente danno la possibilità a chiunque di raccogliere denaro senza dover sottostare ai medesimi regolamenti e rigidi vincoli  ai quali devono sottostare per esempio le società che fanno raccolta di capitale tramite emissione di azioni e/o obbligazioni. In parole più semplici, l’emissione di nuove monete non è ancora regolamentata secondo criteri finanziari.

Per ciò che concerne il Bitcoin nello specifico invece la Cina rappresenta uno dei Paesi dove è concentrato il maggior numero di users e miners al mondo, ovvero quelle persone e società che contribuiscono a creare e far funzionare il Bitcoin.

  • Come si indirizza la sua attività consulenziale ai potenziali interessati al comparto?

L’interesse verso il Bitcoin ed il mondo delle criptovalute continua a crescere e sempre più persone, di qualsiasi categoria lavorativa e sociale, chiedono maggiori informazioni e delucidazioni. Oltre a spiegare le caratteristiche tecniche delle criptovalute, delle blockchain, delle ICO, ecc… bisogna indirizzare la clientela anche verso gli Exchange più seri ed affidabili per l’apertura dei wallet e per iniziare a convertire la valuta tradizionale in Bitcoin. Non dobbiamo infatti dimenticare che internet è anche il regno dei truffatori e degli hacker. Il consiglio è quindi quello di rivolgersi ad un professionista serio e preparato nel caso decideste di avvicinarvi a questo nuovo mondo che rivoluzionerà ben presto la nostra vita.

Intervista a cura di Alberto Leoncini

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